Mostra fotografica

La mostra “Prigionieri di guerra italiani a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pennsylvania 1944-1945”, curata dal dott. Flavio Giovanni Conti (studioso di storia contemporanea che si occupa da molti anni del tema dei prigionieri di guerra italiani nella seconda guerra mondiale, autore di vari saggi e articoli), è composta in gran parte da materiale inedito messo a disposizione dai parenti dei prigionieri di guerra di Letterkenny.

Essa illustra la storia degli oltre 1200 prigionieri italiani, organizzati nel 321° battaglione italiano di cooperatori, comandato dal magg. Angelo Bassi, un bersagliere, come molti altri prigionieri del campo, che furono inviati a Letterkenny, presso la cittadina di Chambersburg, in Pennsylvania, un vasto deposito militare, forse il più grande degli Stati Uniti, creato agli inizi del 1942 e lì rimasero per 17 mesi.

La detenzione dei prigionieri viene presentata nei vari aspetti: il trattamento, la vita nel campo, la musica e lo sport, il giornale del campo, la corrispondenza, la religione, i rapporti con gli italo-americani.

Il campo di Letterkenny, paradigmatico nel panorama dei campi di prigionia dei militari italiani che cooperarono con gli americani, presenta un particolare interesse in quanto i prigionieri vi hanno costruito una bella Chiesa, con relativo campanile in pietra, utilizzando esclusivamente materiali di recupero, dichiarata in seguito monumento storico.

L’idea di allestire la mostra è nata in occasione del 70° anniversario del rimpatrio dei prigionieri italiani di Letterkenny, avvenuto agli inizi dell’autunno del 1945, ed è stata inaugurata a Milano il 13 novembre 2015.

Un’edizione ridotta, permanente della mostra è collocata all’interno della Chiesa di Letterkenny.chapel history

L’intento della mostra è di portare a conoscenza del pubblico, e in particolare dei giovani, una vicenda storica, quella della prigionia, poco nota, ma di grande rilevanza, e di contribuire a conservare la memoria di quei militare italiani che hanno saputo sopportare con dignità e laboriosità la dolorosa vita di prigionia (anche se negli Stati Uniti fu la meno dura) ed essere testimoni dei valori di solidarietà, amicizia e speranza.

Durante la seconda guerra mondiale circa seicentomila italiani furono fatti prigionieri dagli Alleati e di questi 51.000 furono inviati negli Stati Uniti. Per alcuni mesi i prigionieri italiani furono trattati alla stregua di quelli tedeschi e giapponesi. A partire da marzo 1944 le autorità militari americane offrirono ai prigionieri italiani la possibilità di cooperare nella guerra contro la Germania, in attività anche connesse con lo sforzo bellico americano, escluso il combattimento. La maggior parte dei prigionieri aderì alla collaborazione e furono inquadrati nelle ISU (Italian Service Units), le Unità Italiane di Servizio. I cooperatori vestivano divise americane, differenti solo per la scritta ITALY riportata sulla manica sinistra e sul berretto. Erano pagati 24 dollari al mese, di cui un terzo in contanti e il resto in buoni per lo spaccio. Nel fine settimana potevano ricevere ospiti nel campo o recarsi in visita presso parenti italo-americani nelle città vicine. In cambio di qualche maggiore libertà i cooperatori fornirono agli Stati Uniti un lavoro molto importante, in un periodo di forte carenza di manodopera civile.

I pannelli della mostra...