Letterkenny: la musica conforto nella prigionia

La musica rappresentò un grande conforto per sopportare la prigionia. Numerosi prigionieri di Letterkenny suonavano uno strumento nella vita civile e, grazie ai vari strumenti donati dalla Croce Rossa, dalla YMCA  e dalla Chiesa cattolica, organizzarono una banda, un'orchestra, alle quali si aggiunse anche un coro polifonico.

La banda si esibiva durante le cerimonie o le viste delle autorità.

L'orchestra era chiamata secherzosamente "Banda Pollastri", era diretta dal serg. magg. Mario Luigini, e accompagnava i prigionieri e i visitatori nelle feste di ballo organizzate nei fine settimana nel campo.

Il coro si esibiva in particolare durante le messe cantando gli inni religiosi.

Tra i musicisti figuravano Giovanni Barbè  (che suonava violino, chitarra e clarinetto), Renato Volpi (violino), Federico Cavicchi (violino), Mario Garbagnati (pianoforte e chitarra), Mario Mattarozzi (fisarmonica), Mario Viscardi (tromba), Carlo Ferrario (chitarra), Giovanni Noè (clarinetto e sassofono), Alessandro Popolizio (clarinetto e sax).

Nel coro cantavano, tra gli altri, Giovanni Barbè, Zefferino Trevisan, Renato Scattolini, Adamo Pedoni.

Alcuni dei prigionieri riuscirono a portare in Italia gli strumenti musicali utilizzati durante la prigionia, ai quali rimasero profondamente legati e che continuarono a suonare ancora per molti anni, a volte anche durante gli incontri con i loro ex compagni di prigionia.

Mario Garbagnati, durante la prigionia, scrisse il brano musicale "Sacrum Convivium" che fu suonato il 13 maggio 1945 in occasione della consacrazione della Chiesa di Letterkenny.

Dopo il rimpatrio, mentre assisteva al film del 1946 The Green Years (gli anni verdi) di Victor Saville, Mario riconobbe nella musica della colonna sonora il suo "Sacrum Convivium" durante la scena della Comunione in Chiesa. Con grande meraviglia  si chiese come la sua musica potesse essere finita nel film di Saville.

Il figlio Ferdinando dice che "più che lo stupore per questa piccola soddisfazione lo mosse a fare qualche ricerca l'idea di condividere ancora un pezzo della sua storia con i reduci del gruppo".

Mario scrisse dunque ad un suo conscente negli Stati Uniti e questi venne a sapere che il musicista autore della colonna sonora aveva inserito il brano musicale, il cui spartito era stato ritrovato per caso nella chiesetta del campo, ancora accessibile, ma con attività ormai molto ridotta. Nessuno si era accreditato la paternità del brano, che era stato dicgiarato quindi di "autore sconosciuto".

Estratto dal V capitolo del libro fotografico "Prigionieri di guerra italiani a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pennsylvania", 2° edizione, di Flavio Giovanni Conti