Mostra fotografica... a Catania

La Mostra documenta e racconta di un gruppo di italiani, fatti prigionieri dagli americani, durante la seconda guerra mondiale, e portati poi in Pennsylvania, nel campo di Letterkenny.

Organizzati nel 321° Battaglione di Cooperatori, dal Maggio 1944 al Settembre 1945, lavorarono allo stoccaggio, riparazione e spedizioni di armi, munizioni, veicoli ed altro equipaggiamento ai fronti di guerra del Pacifico e dell’Europa. Contribuendo così fattivamente al grande sforzo americano nella guerra contro le potenze dell’Asse, i cooperatori di Letterkenny beneficiarono di tante libertà rispetto ai normali prigionieri. Dopo essere sbarcato a New York ed aver vissuto un anno di prigionia in un campo di concentramento in Nebraska, Antonino Falanga, è arrivato a Chambersburg, e ci ha raccontato così la sua cattura,

avvenuta nella campagna di guerra del nord Africa: “inizia il rastrellamento degli americani, abbiamo usato una tela bianca delle medicazioni avvolta attorno a un legno per la resa. Avvistati ci fanno segno di uscire dal nostro rifugio, noi stavamo uscendo quando uno dei quattro americani esplode una raffica di mitra dicendoci: Uno alla volta, di fronte, lasciate fucili e pistole nella grotta. Nel frattempo che due di loro ci perquisivano, gli altri due stavano con il mitra spianato e il dito nel grilletto, ma poi ci hanno dato una cioccolata e ci dissero: Paisà, per voi la guerra è finita, erano dei soldati americani di origine italiani”.

Durante la seconda guerra mondiale circa 125.000 italiani furono fatti prigionieri dagli americani, e di questi 51.000 furono inviati negli Stati Uniti. Per alcuni mesi i prigionieri italiani furono trattati alla stessa stregua di quelli tedeschi e giapponesi, ma a partire dal marzo del 1944, pochi mesi dopo la firma dell’Armistizio che mise fine alle ostilità tra Italia e gli Alleati, le Autorità Militari americane offrirono ai prigionieri italiani la possibilità di cooperare in attività connesse con lo sforzo bellico americano, escluso il combattimento. Ben 35.000 aderirono all’invito, gli altri 16.000 si dichiararono irriducibili fascisti e rimasero nei campi di prigionia.

Continuando a leggere Le mie Memorie di Antonino Falanga, che ci ha lasciato nel 2015, è così che descrive la sua giornata nel campo: "Alle 7,00 dopo l'alzabandiera veniva servita la colazione [....]. Ore 7,45 partenza con il trenino, ore 8, 00 arrivo al lavoro in una zona militare con grandi capannoni dove prestavano lavoro anche uomini e donne civili del posto, coordinati da ufficiali americani. Il mio compito consisteva nel sistemare dei pezzi di ricambio in casse di varie misure, inchiodavo il coperchio, mettevo la cassa su dei rulli trasportatori [....]. Alle 12,00 si rientrava per il pranzo che consumavamo in mensa insieme ai soldati e agli ufficiali americani. Alle 13,30 di nuovo al lavoro, fino alle 17,30 quando rientravamo al campo".

I prigionieri che aderirono alla collaborazione furono inquadrati nelle ISU (Italian Service Units), le Unità Italiane di Servizio. I cooperatori vestivano divise americane, differenti solo per la scritta ITALY riportata sulla manica sinistra e sul berretto. Erano pagati 24 dollari al mese, di cui un terzo in contanti ed il resto in buoni per lo spaccio, e nel fine settimana potevano ricevere amici, parenti italo-americani, o chiunque altro dalle città vicine, si recava nel campo per offrire a dei ragazzi lontani dalle loro famiglie conforto, affetto e sorrisi.

Ma il crescente interesse dell’opinione pubblica americana su Camp Letterkenny, lo si deve per la Chiesa della Pace, fu chiamata così la bella chiesa con campanile in pietra viva costruita da quei prigionieri, nel loro tempo libero e senza spese per lo Stato americano, realizzata esclusivamente con materiale recuperato dalle fattorie abbandonate della zona!

Opera, che per la storia e l’alto valore umano è stata inaugurata dalla più alta Autorità ecclesiastica in carica in quel tempo negli U.S.A., il Cardinal Amleto Cicognani, e subito dopo la guerra, dichiarata Monumento Storico.

Siamo molto grati ad Alan R. Perry ed a Flavio Giovanni Conti, per le loro ricerche, avvalendosi di un’ampia documentazione proveniente da archivi italiani e statunitensi, oltre che di memorie, diari, lettere e racconti orali forniti dai loro figli e nipoti. Gli scrittori raccontano la storia di questi prigionieri, dal momento della cattura fino al loro reinserimento nell’Italia postbellica, e per alcuni di loro, al ritorno negli Stati Uniti come liberi cittadini. Le ricerche e le loro opere pubblicate sia in America, che in Italia, hanno certamente contribuito alla diffusione di questa straordinaria pagina di storia.

Nostro nonno, nostro padre ci ha raccontato così il suo rientro a casa: “Mia madre non sapeva del mio arrivo, il telegramma che annunciava il rimpatrio non era ancora giunto alla mia famiglia. Appena imbocco la via Bolzano, alcuni vicini mi hanno riconosciuto, e di corsa avvertirono mia madre la quale mi venne incontro per stringermi a lei con un forte abbraccio, poiché non mi vedeva da 4 anni. A casa ho appreso della
morte di diverse migliaia di paternesi, a seguito dei numerosi bombardamenti americani, intesi a colpire il comando militare dei tedeschi insediato a Paternò”.

Siamo felici di aver realizzato la Mostra, dentro il Museo Storico dello Sbarco in Sicilia, poichè ci consentirà di far meglio conoscere alle nuove generazioni della nostra isola, i valori di solidarietà, amicizia, dignità e speranza che gli uomini possono esprimere anche in momenti terribili della loro esistenza!

Dai ricordi e dai documenti emerge il racconto di una italianità che si realizza soprattutto nella cura per il lavoro ben fatto, nella voglia di riscattare la propria condizione attraverso il fare, nell'orgoglio con il quale ci si identifica nelle mansioni svolte, anche le più umili, afferma Flavio Giovanni Conti.

Consapevoli dei principi del Rotary, abbiamo voluto condividere questo Evento con tutto il Distretto 2110, e Sebastiano Catalano, presidente del Rotary Club di Catania, bene interpretando il tema dell’anno “ROTARY CONNECTS THE WORLD”, si è subito messo in contatto con il Rotary Club di Chambersburg, che ha aderito con grande entusiasmo all’invito di connessione fra i due club, poiché conoscevano bene la storia di quella Chiesa. Ci hanno informato che hanno una presenza continua nella Historic Letterkenny Chapel and Franklin Country Veterans and 9/11 Memorial Park, dove realizzano tanti progetti di servizio rotariano, cffettuando annualmente la pulizia del parco sul quale hanno anche piantato diversi alberi. E per il prossimo anno non vedono l’ora di festeggiare insieme a noi il 75° anniversario del rimpatrio dei prigionieri.

Il patrocinio del Comune di Catania e dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione, Attività e Beni Culturali, testimonia la volontà della nostra Comunità di voler dare ampia visibilità ad esempi che mostrano alti valori umani e di solidarietà, in un momento di grande crisi in cui versa la nostra società, poiché ci mostra invece come vincenti personaggi senza alcuna moralità.

Con la loro preziosa collaborazione è nostro desiderio promuovere ed organizzare delle visite nel Museo per far conoscere una storia così importante, come quella dei prigionieri italiani in America che tanto orgoglio donano ai loro nipoti ed ai figli, ma anche a tutto il nostro Paese.

Rachele, Nino, Alessandra, Diego, Rosario e Luigi Falanga, nipoti e figli di Antonino, prigioniero a Letterkenny.

A.M.P.I.L. - Associazione per la Memoria dei Prigionieri Italiani a Letterkenny.

Sono molto felice di partecipare all’inaugurazione a Catania, della Mostra fotografica dei prigionieri di guerra italiani detenuti nel campo di Letterkenny, a Chambersburg, in Pennsylvania, nel 1944-1945. Sono molto felice, dicevo, perché anche io sono figlio di uno di quei prigionieri e ricordo ancora quando, bambino, ascoltavo mio padre Luigi raccontare con emozione quegli avvenimenti. La mostra raccoglie le memorie di un momento difficile della vita trascorsa dei nostri connazionali lontani dalle famiglie e dalla propria terra.

Negli ultimi quattro anni, con lo storico Flavio Giovanni Conti, partendo da alcuni nomi scritti da mio padre nel suo diario di prigionia e da quelli in possesso di Luisella, la figlia del prigioniero, Renato Volpi, e poi soprattutto grazie ai documenti trovati dallo stesso Conti negli archivi militari di Roma, siamo riusciti a contattare oltre cinquecentocinquanta famiglie di prigionieri di Letterkenny. L'opportunità di conoscere i familiari mi ha permesso di vivere un’esperienza unica. Ad ognuno di questi sono riuscito ad assegnare un volto, una storia personale e familiare e questa emozione si rinnova con l'individuazione di nuovi familiari, grazie alla collaborazione dei comuni italiani ed anche al sostegno nella ricerca fornito da Sara De Giorgis, nipote del prigioniero Pietro Bracchi e segretaria dell'A.M.P.I.L.

Mi piace oramai definire la nostra una famiglia numerosa. Nel parlare con i familiari dei prigionieri, mi sembra di parlare con persone che conosco da tempo oppure con un familiare con il quale ci si può confidare. A distanza di oltre 70 anni i nostri padri sono riusciti a fare questo miracolo, metterci tutti insieme, accomunati da un unico grande ricordo. In un certo qual modo penso di poter parlare a nome di tutti familiari dei prigionieri. Ciò mi riempie di orgoglio, ma anche di responsabilità, in quanto sento di rappresentare tutte quelle vite e le storie connesse, che hanno fatto un percorso assieme legate dalle stesse radici, dagli stessi valori, che oggi diremmo universali.

L’interesse per la storia di questi prigionieri è forte anche negli Stati Uniti. Il 24 ottobre 2015 a Chambersburg c’è stato un importante convegno per commemorarli, al quale ha partecipato insieme a me e a Conti, anche un gruppo di familiari italiani. E’ stato un momento davvero toccante trovarci tutti insieme, parenti e amici a condividere quanto di bello ed importante i nostri padri hanno fatto mentre erano prigionieri. La fede li ha aiutati molto, una comunione di animi, la preghiera tradotta nelle opere che ha permesso la costruzione della Chiesa nel campo, diventata Monumento Storico, un piccolo capolavoro lasciato in eredità a tutti i cittadini di Chambersburg e della Pennsylvania.

Anche in Italia abbiamo voluto ricordare i prigionieri di Lettereknny, con un convegno tenutosi a Milano il 13 novembre 2015 e con una mostra fotografica, curata da Flavio Giovanni Conti, inaugurata a Milano lo stesso giorno. Alle due iniziative hanno dato la loro adesione 36 comuni e il consiglio della Regione Lombardia. Da allora la Mostra è stata ospitata in tredici città.

Penso che questa Mostra contribuisca a conservare la memoria dei valori dei nostri genitori, ma soprattutto, mi auguro, a far si che questo patrimonio sia condiviso con i giovani, questi racconti non si troveranno nei libri di storia, è storia viva! Per questo motivo, tra le varie iniziative avviate, i familiari dei prigionieri di Letterkenny hanno costituito nel 2016 un'associazione, A.M.P.I.L. (Associazione per la Memoria dei Prigionieri Italiani a Letterkenny), con lo scopo di conservarne e  valorizzarne la memoria, promuovendo la ricerca, lo studio e la diffusione della conoscenza della loro esperienza di prigionia negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale.

Antonio Brescianini, presidente A.M.P.I.L, figlio di Luigi, prigioniero a Letterkenny.

FLAVIO GIOVANNI CONTI

La mostra I prigionieri di guerra italiani a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pennsylvania, 1944 – 1945, da me curata, è composta in gran parte da materiale inedito messo a disposizione dai parenti dei prigionieri di guerra di Letterkenny.

Essa illustra la storia degli oltre 1.200 prigionieri italiani cooperatori, durante i 17 mesi di permanenza nel campo di detenzione di Letterkenny, nei vari aspetti: il trattamento, la vita nel campo, la musica e lo sport, il giornale del campo, la corrispondenza, la religione, i rapporti con gli italoamericani.

Il campo di Letterkenny, paradigmatico nel panorama dei campi di prigionia dei militari italiani che cooperarono con gli americani durante la seconda guerra mondiale, presenta un particolare interesse in quanto i prigionieri vi hanno anche costruito una bella chiesa, con relativo campanile in pietra, dichiarata in seguito monumento storico e tuttora utilizzata.

Nell’ottobre del 2015, in occasione del 70° anniversario del rimpatrio dei prigionieri italiani e della consacrazione della chiesa, la Historic Letterkenny Chapel and Franklyn County Veterans and 9/11 Memorial Park, di Chambersburg, considerato il crescente interesse dell’opinione pubblica americana su questa bella pagina di storia, ha voluto rendere onore a quei prigionieri italiani che hanno contribuito allo sforzo bellico americano, organizzando un convegno, una messa e una piccola mostra permanente all’interno della Chiesa, che ha visto la partecipazione anche di una folta delegazione di parenti dei prigionieri giunti dall’Italia.

Una mostra più ampia dei prigionieri italiani a Letterkenny, da me curata, è stata inaugurata a Milano il 13 novembre 2015, in occasione di un grande convegno sui prigionieri di Letterkenny tenutosi in quella città. Dopo Milano la mostra è stata ospitata dai comuni di Gozzano, Solaro, Nespolo, Magenta, Muggiò, Pescara, Nocera Umbra, Capracotta, Sant’Arpino, Capolona. Mozzecane, Finale Ligure e Roma.

L’intento della mostra è di portare a conoscenza del pubblico, e in particolare dei giovani, una vicenda storica, quella della prigionia, poco  nota, ma di grande rilevanza, e di contribuire a conservare e valorizzare la memoria di quei militari italiani che hanno saputo sopportare con dignità e laboriosità la dolorosa vita di prigionia (anche se negli Stati Uniti fu la meno dura).

Le ricerche sui prigionieri di guerrra di Letterkenny hanno consentito a me e ad Alan R, Perry, di pubblicare due libri negli Stati Uniti; Italian Prisoners of War in Pennsylvania, Allies on the Home Front, 1944-1945. Fairleigh Dickinson  University Press, 2016 e un libro fotogafico, World War II Italian Prisoners of War in Chambersburg, Arcadia Publishing, 2017. A novembre 2018 è stata inoltre pubblicata un’edizione italiana ampliata del libro del 2016, dal titolo  Prigionieri di guerra italiani in Pennsylvania, 1944-1945, Il Mulino, Bologna.

Flavio Giovanni Conti

COMUNE DI CATANIA

La solidarietà, la pace e la dignità sono la testimonianze che ci vengono dall’esperienza vissuta in Pennsylvania da 1.230 italiani, fatti prigionieri dagli americani, durante la seconda guerra mondiale, e portati nel campo di Letterkenny,  non lontano da Washington D.C. Ho raccolto volentieri l’invito per il patrocinio all’iniziativa che festeggia, nel 2020, il 75° anniversario del rimpatrio dei prigionieri italiani ed anche l’edificazione di una Chiesa, diventata monumento storico. Realizzazione che fu un momento solidale tra le due popolazioni, quella statunitense e quella italiana, nata dalla volontà del comandante americano di far superare ad uno scalpellino italiano prigioniero, la morte della moglie  durante un bombardamento. Inizia da lì, dall’ideazione di una cappella dove pregare chi era scomparso, una “catena” fattiva di volontariato, che porta alla costruzione di una Chiesa, inaugurata nel 1945. Un gruppo di prigionieri lavorava alla Chiesa, l'altro al campanile, e facevano la gara a chi finiva prima. Fu chiamata Chiesa della Pace, in onore della fine della guerra in Europa.

Le autorità americane hanno sempre celebrato l’evento, che testimonia anche la genialità e la creatività italiana, per rendere onore ai prigionieri italiani che hanno contribuito allo sforzo bellico fornendo lavoro a supporto dei fronti di guerra del Pacifico e dell’Europa.

L’associazione di cui fanno parte i figli e i nipoti di quei prigionieri  ricorderà ancora una volta quella storia meritoria. A Catania, nel museo dello Sbarco, viene ospitata la mostra fotografica "Prigionieri di guerra a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pensylvania 1944-1945" , l’iniziativa è curata dallo storico Flavio Giovanni Conti, studioso di Storia contemporanea, che insieme ad Alan Perry ha scritto un libro proprio su questi prigionieri della Pennsylvania.

Dopo l'inaugurazione, avvenuta il 13 novembre 2015 a Milano, la mostra è diventata itinerante, e ha già toccato dodici città della penisola. A Catania sarà ospitata in un'area del Museo Storico dello Sbarco diventando una preziosa "appendice" del percorso museale, aggiungendo “storie di guerra” vissute dai tanti nell'isola, prigionieri degli americani, anche in seguito allo Sbarco in Sicilia. Un mostra che, come il museo, deve essere, e deve rimanere, una testimonianza ma anche un monito affinchè tutto ciò non si ripeta più, in nessuna parte del mondo.

Salvo Pogliese, Sindaco del Comune di Catania e della Città Metropolitana di Catania.

ASSESSORATO ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE, ATTIVITA’ E BENI CULTURALI

Sulla scia degli omaggi e delle commemorazioni legati alla seconda guerra mondiale, arriva a Catania una interessante mostra fotografica che la racconta da un punto di vista diverso.

Dal 21 settembre 2019, in un'area del Museo Storico dello Sbarco in Sicilia, contemplato all'interno del Centro Fieristico Le Ciminiere, mi pregio di poter condividere la Mostra dal titolo Prigionieri di guerra a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pennsylvania 1944-1945, curata dallo storico Flavio Conti e dal Presidente dell'AMPIL, Antonio Brescianini.

Una mostra che esprime una contrapposizione fortissima, nella sua essenza paradossale, in netto contrasto tra il precipuo pensiero legato alle atrocità della guerra e un contesto di incredibile bellezza, dove si esprime la glorificazione massima della natura dell'uomo, con la sua indole pronta alla partecipazione attiva tra diversi fronti, alla collaborazione, alla solidarietà, come raggiungimento di un unico obiettivo, la pace. Una storia che coinvolge tutti e fa riflettere su quanto l'uomo riesca a trarre da un contesto negativo una nobile finalità.

Simbolicamente la costruzione della chiesa ha voluto rappresentare per i molteplici gruppi di prigionieri un unico obiettivo finale da raggiungere, quasi a voler indicare con la sua completezza l'inizio di una nuova vita.

Tramite le immagini che ci propone la mostra, è facile cogliere il clima e l'alto valore umano che si respirava e quanto impegno ed energie hanno speso tutti coloro che hanno cooperato al progetto e, tra le molteplici riflessioni che il percorso ci propone la più significativa sottolinea come dal disfacimento e dalla distruzione possano rinascere nobili sentimenti.

Oggi la chiesa eretta in cooperazione è Monumento Storico, così, come la storia stessa in sé ha dimostrato alti valori umani, motivo di orgoglio e apprezzamento, che ancora oggi rende onore ai prigionieri italiani che hanno contribuito allo sforzo bellico.

Barbara Mirabella, Assessore alla Pubblica Istruzione, Attività e Beni Culturali del Comune di Catania.


ROTARY INTERNATIONAL - DISTRETTO 2110 – SICILIA E MALTA.

I principi morali, la gestione della solidarietà, la visione cosmopolita, sono solo alcune caratteristiche della nostra Associazione, ragioni per cui abbiamo accolto con grande piacere l’invito a dare il nostro patrocinio a supporto di una maggiore visibilità della Mostra presso i club di tutta la Sicilia e Malta, con il vivo desiderio di contribuire a diffondere l’opera meritoria di quei militari italiani, testimoni dei più alti valori di solidarietà, amicizia, dignità e speranza. E’ fondamentale che la nostra società abbia una maggiore attenzione al recupero dei “Valori”, poiché la cultura dominante ci mostra invece come vincenti, personaggi di dubbia moralità e con una propensione alla ricerca di un “successo” ad ogni costo. Questa mancanza di riferimenti etici è deleteria, in quanto permea sempre di più il mondo del lavoro, le relazioni fra le persone in esso impegnate e l’intera società, generando un crescente degrado delle capacità di espressione onesta e positiva. Per conquistare la fiducia della gente è necessario esprimere valori veri, che possano essere presi ad esempio in quanto dimostrano nei fatti come è possibile viverli nella quotidianità. Soltanto così è possibile una crescita vera della società che abbia alla base dei principi sani. L’impegno verso se stessi e verso gli altri contribuisce certamente a combattere questa degenerazione sociale. Il Rotary in questo contesto può e deve svolgere un ruolo di servizio importante, poichè ha una forza straordinaria, in quanto consente a chi è ricco di competenze ed esperienze di restituire alla società ciò che la stessa gli ha permesso di acquisire grazie ai suoi meriti. Il liberismo può e deve nutrirsi soprattutto dell’impegno personale, e non soltanto della sua anima economica. Ogni progetto parte da uno studio, dalla collaborazione di menti intelligenti ed essenzialmente dall’aggregazione spontanea di teste pensanti, di leaders!

Siamo già in contatto con il Rotary Club di Chambersburg, in Pennsylvania dove insiste Camp Letterkenny e la Chiesa della Pace. Si tratta di un club molto attivo, prestigioso e glorioso, fondato nel 1920 e pluripremiato negli ultimi anni da ben cinque Presidenti del Rotary International! Contatto che spero possa far nascere non poche collaborazioni e sviluppare diverse attività rotariane, considerato fra l’altro che nel 2020, in occasione del 75° anniversario del rimpatrio dei prigionieri italiani e della consacrazione della Chiesa, le Autorità americane si stanno già organizzando per celebrare a Camp Letterkenny un grandissimo Evento per rendere onore ai prigionieri italiani e testimoniare ancora una volta la stima e l'apprezzamento verso la straordinaria opera di quei prigionieri.

Valerio Cimino, Governatore del Distretto 2110 Rotary International

ROTARY CLUB DI CHAMBERSBURG – PENNSYLVANIA – DISTRICT 7360

Il Rotary Club di Chambersburg invia tanti saluti ed auguri ai rotariani del Club di Catania, del Distretto 2110 ed a Tutta la loro Comunità. Celebriamo il prossimo anno il 75 ° anniversario della Cappella di Letterkenny e lodiamo i valori e le lezioni di vita condivisi nel corso degli anni, per la realizzazione di uno straordinario luogo di preghiera, costruito dai prigionieri di guerra italiani.

La trasmissione dei tratti caratteriali di forza, onore e perseveranza di quei prigionieri di guerra italiani, contiene un messaggio potente per le future generazioni di giovani. Per solidarietà, il nostro Rotary Club di Chambersburg si collega al Rotary Club di Catania del Distretto 2110 ed a Tutta la loro Comunità, promuovendo la pace in tutto il mondo ed il racconto di questa storia.

Il Rotary Club di Chambersburg ha una presenza continua nella Historic Letterkenny Chapel and Franklin Country Veterans and 9/11 Memorial Park. Abbiamo contribuito al finanziamento delle bandiere all'ingresso del parco e prendiamo parte a un progetto di servizio annuale per ripulire il parco. I nostri Rotariani hanno anche piantato alberi nel Parco, in memoria di tutti i Veterani e dei prigionieri di guerra che hanno realizzato la costruzione della Cappella e del Campanile.

Speriamo di continuare il nostro collegamento con il Rotary Club di Catania negli anni a venire e non vediamo l'ora di celebrare il 75 ° anniversario nella Cappella di Letterkenny.

Cindy Richards, President of Rotary Club di Chambersburg

MUSEO STORICO DELLO SBARCO IN SICILIA 1943

I mesi compresi tra il 10 luglio del 1943 e il successivo 3 settembre, giorno in cui venne firmato l’armistizio tra le parti in guerra, rappresentano un periodo nodale nella storia della seconda guerra mondiale. Allo scopo di ricostruirne il contesto è stato allestita, nell’area delle Ciminiere di Catania, una struttura tematica tra le più grandi d’Europa, il Museo Storico dello sbarco in Sicilia 1943.

L’area delle Ciminiere è quella in cui si estendevano, per decine di ettari e in prossimità della stazione e del porto, le raffinerie di zolfo. L’attività cessa alla fine del secondo conflitto mondiale e le strutture, dopo un lungo periodo di abbandono vengono recuperate e ristrutturate per esposizioni, mostre, congressi, fiere e iniziative culturali.

Inaugurato nel 2002, il Museo storico dello sbarco in Sicilia 1943 è un museo didattico, immersivo, interattivo e multimediale, concepito come luogo di memoria, tutela e valorizzazione della “battaglia di Sicilia” che avviò l’isola e l’intero territorio italiano alla liberazione dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista.

Il Museo si estende su un’area espositiva di 3.500 mq. (piano terra e 2 elevazioni) e offre una cronistoria dettagliata degli avvenimenti che si svolsero dal 10 luglio (giorno dello sbarco delle forze alleate a Gela e a Noto) al 3 settembre 1943 (giorno della firma dell’armistizio a Cassibile).

Filmati, fotografie, testimonianze audio e video, armi, divise, oggetti d’epoca, ricostruzioni di ambienti con scorci di quartiere, edifici civili diroccati dai bombardamenti, rifugio antiaereo, bunker, riproduzioni in cera dei protagonisti degli eventi modellate da maestri inglesi (F.D. Roosevelt, W. Churchill, Vittorio Emanuele III, B. Mussolini, A. Hitler; il generale G. Castellano e il comandante Bedell Smith dentro la tenda in cui firmarono l’armistizio a Cassibile), scene di vita al fronte quali la baracchetta chirurgica, la consumazione del rancio, i contatti attraverso ricetrasmittente, documentano le tappe dell’avanzata delle truppe alleate e la sequenza degli scontri a Gela, Floridia, Agira, Sferro, Troina, Catania Messina.

Al piano terra, l’area d’ingresso consente un primo approccio al tema con la presentazione dei principali avvenimenti che hanno caratterizzato gli anni successivi alla prima guerra mondiale, mentre in una saletta cinematografica il visitatore può seguire un filmato introduttivo sulla seconda guerra mondiale e sugli avvenimenti che precedettero lo sbarco degli Alleati. Varcato l’arco d’accesso all’area museale si entra in una piazzetta siciliana con case e interni carichi di oggetti e manufatti d’epoca. L’ambiente successivo presenta un buio cortile. La direzione verso cui proseguire è segnalata da una lampadina che, di fatto, invita a entrare in un rifugio antiaereo. La ricostruzione scenica del bombardamento, con voci, urla sirene, tremori e scosse alle pareti, viene sottolineata da quanto si ritrova all’uscita del rifugio. Lo stesso ambiente della piazzetta si presenta, ora, sotto gli effetti di un bombardamento che ha distrutto le abitazioni civili. Davanti alle finestre di una casa diroccata scorrono i filmati dei bombardamenti aerei su Palermo, Catania e Messina. La strada s’inerpica tra facciate di case, sempre chiuse, con fioche lampade che illuminano manifesti murali, volantini, ordinanze che comunicano agli abitanti ciò che sta avvenendo in Nord Africa.

Al primo piano, l’ambiente che dà inizio al percorso presenta una simulazione di un mezzo da sbarco in cui il visitatore si ritrova per approdare sulle coste della Sicilia. Davanti a sé le immagini di quei drammatici momenti. I pannelli fotografici che seguono mostrano le azioni militari, successive allo sbarco, visualizzate anche in un grande schermo che propone momenti della prima avanzata e la controffensiva dei soldati dell’Asse. La forma ottagonale che, in vari momenti, torna a proporsi lungo il percorso, caratterizza la successiva sala, al centro della quale vi è una tavola sul cui piano si eleva la sagoma della Sicilia, animata con scene proiettate dall’alto, mentre una voce fuori campo narra, in sintesi, gli eventi che si susseguono. Quattro distinti monitor presentano gli avvenimenti ripresi da cineoperatori che seguirono il conflitto. Le sale successive contengono vetrine in cui sono esposti reperti, divise, oggetti appartenenti ai distinti eserciti: italiano, tedesco, americano, inglese, canadese. Una sala successiva presenta la spettacolare ricostruzione di un bunker nel quale due militari italiani utilizzano una mitragliatrice contro nemici che vengono loro incontro in una veridica simulazione di un concitato momento di difesa. Lungo le pareti della sala sono mostrate le diverse tipologie costruttive di bunker edificati lungo le coste e le principali vie di comunicazione.

Al secondo piano, a cui si accede salendo da una scala circolare ricavata entro l’anima di una vecchia ciminiera, il visitatore si trova nell’area che rievoca i combattimenti e le battaglie tra Alleati e soldati dell’Asse, a cominciare da quella che si svolse nella piana di Gela. Le principali battaglie (Gela, Ponte di Primosole, Troina) sono riproposte su plastici tridimensionali accompagnati da una serie di pannelli fotografici. Monitor mostrano momenti dell’avanzata anglo americana e del passaggio delle truppe tedesche da Messina alla costa calabra. Lo spazio, adesso, si amplia per mostrare armi di vario genere (mitragliatrici, mortai, ecc.). L’attenzione del visitatore è diretta, anche, verso le vetrine in cui campeggiano, resi nelle proprie sembianze dai mastri cerai londinesi, le figure di Hitler, Churchill a colloquio con Roosevelt, Mussolini con Vittorio Emanuele III. E’, inoltre ricostruita una sala operatoria da campo, utilizzata nel 1943, con tutti gli strumenti chirurgici e il lettino operatorio. Soldati italiani sono colti in diversi momenti (alla ricetrasmittente, il rancio, ecc.). L’ultima ricostruzione mostra la tenda entro la quale, dai diversi protagonisti, fu firmato l’armistizio che mise fine alle ostilità tra Italia e gli Alleati. Nel successivo corridoio vengono mostrati oggetti e documenti del governo militare (AMGOT) quali: proclami, lasciapassare, manifesti.

Nella sala finale, in una lapide elettronica, scorrono i nomi di tutti i caduti del periodo. Una voce li chiama uno per uno. Un monito per tutti e una speranza di pace per un mondo contraddistinto, anche adesso, da conflitti di ogni genere. Si ritorna al piano terra dove tra divise e reperti militari e armamenti di vario genere, compreso un siluro, si arriva alla sala intitolata a Phil Stern, fotografo statunitense che, sbarcato con gli alleati, ha documentato quanto accadeva durante l’avanzata delle truppe.

La Mostra su “I prigionieri di guerra italiani” è per il Museo un’occasione speciale, coerente con i suoi scopi e con le sue finalità, di far conoscere, approfondendola, la vita di quanti, catturati anche durante il breve periodo storico a cui è tematicamente interessata la struttura, hanno vissuto, sulla loro pelle, nella loro esperienza e nei loro ricordi, il tempo della prigionia, costruendo un edificio che, nella sua denominazione finale di Chiesa della Pace, si collega alla speranza di tutti. La proposta di realizzare la mostra arricchisce quanto offerto dal punto di vista espositivo mettendolo in relazione con gli effetti diretti e indiretti che un conflitto delle proporzioni della seconda guerra mondiale ha avuto sull’esistenza di chi ci ha preceduto e, naturalmente, sulle nostre vite.

Diane Litrico, Dirigente III Servizio, III Dipartimento della Città Metropolitana di Catania.
Filippo Sapienza Dirigente dell’Ufficio Attività Culturali e Museali de “Le Ciminiere”


Stampa   Email