“La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita“.
Dopo duemila anni credo che queste parole di Cicerone siano più che mai attuali. In un momento di grave
crisi economica e sociale la storia può venirci in soccorso.
Ripercorrendo il filo tortuoso della storia della nostra nazione e della nostra comunità, a migliaia di chilometri
da casa oggi ho vissuto una delle giornate più belle ed emozionanti del mio mandato.
Prima però devo raccontarvi un’altra storia: quella di prigionieri italiani giovanissimi, catturati dagli alleati e
deportati nei campi di prigionia negli Stati Uniti. Ma mentre nei campi di concentramento tedeschi l’umanità
smarriva se stessa, negli Stati Uniti i prigionieri italiani, passati al rango di cooperanti dopo che l’Italia rivide giocoforza la sua posizione nella seconda guerra mondiale, avevano trattamenti e confort sconosciuti persino
alle abitazioni.
Molti di loro (1200) furono portati a Letterkenny in Pennsylvania, impiegati in una gigantesca fabbrica di
munizioni e riempiti di attenzioni dalla comunità italoamericana locale, che portava loro cibo, aiuto o semplice
conforto, pur non conoscendoli.
Tra questi anche Monsignor Cicognani, in seguito segretario di stato in Vaticano, che offrì loro un forte
supporto morale e spirituale. Ma gli italiani, grandi lavoratori ed abili costruttori, difficilmente riescono a
starsene con le mani in mano: nacque l’idea di costruire una chiesa.
In poco tempo i cooperanti raccolsero pietre dalle fattorie circostanti, tirando su una graziosa cappella che
oggi è stata dichiarata patrimonio nazionale per la sua storia e per la pregevole manifattura, considerata una
chiesa della pace con accanto un monumento dedicato all’ 11 settembre 2001.
Vi starete chiedendo cosa c’entra Monte di Procida in tutto questo. Per rispondere a questa domanda, devo
raccontarvi di una telefonata ricevuta tempo fa da Antonio Brescianini, ex Sindaco di Vimodrone vicino Milano
e figlio di uno dei prigionieri di Letterkenny, che mi chiedeva di fare ricerche su Arcangelo Russo, anche lui
tra quei prigionieri.
Pochi giorni dopo potei confermare che Arcangelo era Montese. Rintracciammo i suoi parenti che ci
aiutarono a tracciarne la storia personale ed accertammo così che anche Monte di Procida ebbe la sua parte
nella bellissima storia di Letterkenny.
Ho così avuto poi il piacere di sentire lo storico Conti ed il professore Alan Perry, autori di un libro sulle
vicende edito da il Mulino, iniziando così a maturare sempre più la convinzione che la storia della cappella di
Letterkenny avesse forti similitudini con quella della nostra comunità: persone lontane da casa, che hanno
saputo lavorare insieme per creare qualcosa di speciale, trasformando la nostalgia per il paese natale in
lavoro, solidarietà, successi e senso comunitario.
Oggi, 26 gennaio 2019, unitamente ad una delegazione istituzionale, ho finalmente visitato la cappella,
accolto dal Sindaco di Chambersbug e da autorità civili e militari.
La cerimonia, oltre che un momento istituzionale, è stata soprattutto un incontro tra persone, unite dal senso
profondo della storia: forti strette di mano e sguardi fieri negli occhi che vanno oltre il protocollo, con le
emozioni e la fiducia condivise in un percorso consapevolezza e valorizzazione del nostro passato.
Abbiamo donato una riproduzione della Madonna Assunta (per gentile concessione della Associazione Vela
latina Monte di Procida) che da oggi sarà collocata in bella vista nella cappella.
E un altro pezzo del racconto lo abbiamo appreso qui, perché a due chilometri da Letterkenny la signora
Filomena Spinelli, della famiglia Montese Caretti titolare di una pizzeria, ha addirittura contribuito a far
incontrare il figlio di un prigioniero con i suoi parenti dopo circa 50 anni…
Ma questa è un’altra storia, sebbene legata a quella che abbiamo vissuto oggi, condividendo con altre
persone oltreoceano l’ostinato obiettivo di ricordare chi siamo stati e dare lustro a chi, a testa alta, ha saputo onorare l’Italia e Monte di Procida: Arcangelo dal 2001 non c’è più, ma sono certo che oggi avrebbe
apprezzato la nostra visita, e vissuto le nostre stesse emozioni.
dott. Giuseppe Pugliese
sindaco di Monte di Procida
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