MOSTRA NESPOLO

Il 30 luglio 2016 si è svolta la cerimonia di presentazione della mostra fotografica sui Prigionieri di Guerra Italiani a Camp Letterkenny (Chambersburg - Pennsylvania) nella Sala Consiliare del Comune di Nespolo (RI), organizzata dalla locale Proloco insieme all’Amministrazione Comunale con lo scopo di contribuire a conservare la memoria di quei militari italiani, che durante il secondo conflitto mondiale, dovettero sopportare la dolorosa vita di prigionia, per anni lontani dalle loro famiglie. Erano presenti: il sindaco di Nespolo Luigino Cavallari, il sindaco del Comune di Vimodrone (MI) nonché figlio di un prigioniero di Letterkenny Antonio Brescianini, il Presidente della Locale Proloco Giovanni Cavallari, lo storico, scrittore e curatore della mostra dott. Flavio Giovanni Conti e Paola e Maria Itala Appi figlie del Prigioniero e compaesano Giovanni Appi.

Il convegno è stato un vero e proprio successo di partecipazione di pubblico. La mostra è stata ospitata nell’Ostello Comunale ed è rimasta aperta ai visitatori fino al 4 settembre. I prigionieri italiani, nel Campo di Letterkenny, eressero una Chiesa (chiamata Chiesa della pace) in onore della fine della Guerra in Europa, diventata in seguito monumento storico americano.

Giovanni Appi, classe 1921, e Giuseppe Cavallari, classe 1914, entrambi originari di Nespolo, furono tra quei 51.000 militari italiani detenuti negli Stati Uniti.

Giovanni Appi

Giovanni AppiLa Sig.ra Paola Appi, una delle due figlie (la prima è la Sig.ra Maria Itala) di Giovanni Appi, ha tracciato un breve ricordo del padre, per far si che la conoscenza delle conseguenze della guerra non solo sulla vita delle nazioni ma anche sui singoli individui che la compongono, possano costituire un momento di riflessione per le nuove generazioni.

Giovanni Appi è nato a Nespolo il 12 settembre 1921, sesto di nove figli. Fin da giovane ha incominciato a lavorare con il padre nel campo edile, ma fu ben presto  chiamato alle armi ed inviato a combattere in Africa dove fu fatto prigioniero dall'esercito inglese e poi consegnato all'esercito americano. Arrivato in America (dopo un lungo ed estenuante viaggio in nave) fu trasferito in due campi di prigionia, fino ad arrivare definitivamente al campo di Letterkenny. La figlia ricorda che il padre non raccontò mai gli episodi cruenti e brutti della guerra ma molti episodi della sua prigionia.

Decantava la qualità e abbondanza del cibo, (mangiò per la prima volta il budino, quando in Italia non si conosceva) la carne veniva servita tutti i giorni, frutta e dolci ad ogni ad ogni pasto. Restò molto colpito dall'emancipazione femminile, infatti le donne lavoravano accanto agli uomini con uguali diritti e mansioni, portavano i pantaloni, fumavano e bevevano e guidavano ogni tipo di macchina, mentre in Italia basti ricordare che nel 1946 le donne per la prima volta votarono. Come prigioniero firmò la domanda di cooperatore con l'esercito Americano e di conseguenza riuscì ad avere dei piccoli privilegi quali: poter uscire nelle ore libere, praticare sport (imparò a boxare) e partecipò a tornei di calcio. Nel campo di Letterkenny venne costruita con materiale di recupero una chiesa dai prigionieri del 321 battaglione e firmò il diario di Luigi Brescianini come testimonianza. Finita la guerra tutti i prigionieri Italiani furono rimpatriati secondo gli ordini del governo Italiano e gli rimase un certo rimpianto per non essere potuto rimanere in America.

Tornò a Nespolo, si sposò ebbe due figlie femmine e riprese il suo lavoro di capo mastro e fondò la Ditta Appi Giovanni, ristrutturò la Chiesa di S. Sebastiano, la fontana, la Chiesetta di S. Antonio a Nespolo. Costruì e ristrutturò molte abitazioni sia a Nespolo, a Collalto, S. Lorenzo a Carsoli, a Roma ecc. Per la sua attività gli fu conseguito il titolo di "Cavaliere del Lavoro" il 2.06.1990. E' morto il 23 agosto 1995 all'età di 74 anni dopo una lunga malattia. La figlia conclude il racconto dicendo che il padre aveva un carattere molto schivo e riservato, amava tantissimo il suo lavoro che svolgeva con diligenza e maestria, era molto religioso e praticante, rispettoso della vita in ogni sua forma, sia umana che animale che vegetale. "I suoi insegnamenti mi hanno accompagnato sempre nella mia via e nei momenti più difficili mi sono stati di conforto e aiuto"

Giuseppe Cavallari

GIUSEPPE CAVALLARILa Sig.ra Cecilia Cavallari, figlia del soldato italiano di Nespolo Giuseppe Cavallari, ricorda così suo padre:

« Giuseppe Cavallari, ultimo di cinque figli, nato a nespolo il 07/02/1914.

Nel 1938 fu richiamato per la ferma di leva, ma subito dopo, con l'avvento della guerra, fu mandato in Albania, dove rimase per un lungo periodo. Mi raccontava molto poco della guerra, che lui definiva "una brutta bestia". Dai suoi racconti percepivo un certo malessere, soprattutto quando mi parlava di certi episodi di cui era stato protagonista. La sofferenza provata durante i rigidi inverni, con indosso vestiti inidonei, la fame patita per la mancanza di cibo, giorni e giorni senza mangiare, se non qualche galletta ammorbidita nell'acqua, molti, diceva, morivano anche per fame. Mio padre diceva di essere un "caporale". Con la fine della guerra, e con l'arrivo degli americani fu fatto prigioniero e portato negli U.S.A.Non so bene in quale campo lui sia stato, non abbiamo nulla in possesso che ci faccia risalire ad un campo preciso.La vita da prigioniero lui la raccontava con una grande nostalgia, ha sempre avuto una grande ammirazione per il popolo americano, del quale ne esaltava il modo di vivere, avendo lui avuto la possibilità di conoscerli anche da civili.Lui infatti, in seguito aderì volontariamente (se così si può dire) al programma di cooperazione. Non si trattò, però, di una scelta semplice quella della cooperazione, ma, diceva lui, la fece sperando in un miglioramento delle condizioni materiali, per una maggiore libertà che fino ad allora gli era stata negata. Sempre un segno di riconoscenza ha avuto nella sua vita per questa "grande e generosa nazione," ed un senso di nostalgia per la vita trascorsa lì. Lui che proveniva da una vita certamente non semplice, vissuto in un'Italia poverissima, nato durante la prima guerra è cresciuto con la seconda.

Si sposò, con la donna che aveva lasciato in paese, e che non aveva voluto sposare durante la guerra, come fecero in molti, per paura di dover lasciare una vedova».