MOSTRA MOZZECANE

Convegno Villa Ciresola, Mozzecane (VR)

Nella splendida cornice del parco secolare di Villa Ciresola, sede della biblioteca comunale di Mozzecane (VR), si è svolta sabato 16 giugno 2018 l’inaugurazione della mostra fotografica “Prigionieri di Guerra Italiani a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pennsylvania, 1944-1945”.

Dopo i saluti dell’assessore alla cultura Debora Bovo, il convegno si è aperto con la lettura di un estratto del diario di prigionia di Aldo Lorenzi, nel quale racconta la vita militare in Africa e la prigionia negli Stati Uniti, fino al campo di Letterkenny dove partecipò alla costruzione della Chiesa della Pace, di cui fu il primo di sacrestano.

Preziosa testimonianza delle sofferenze, emozioni e speranze vissute come emerge da questo passo:

 

Proprio mentre lo stavamo recitando (il rosario) la sera del 14 agosto verso le 19.10 si sentono le sirene strillare come matte, i cannoni sparare a salve e tutte le campane suonare festa. La guerra era finita! Anche il Giappone si era arreso. Di corsa mi diressi verso il campanile dove suonai le nostre campane per una buona mezzora, e i miei occhi si gonfiarono di lacrime pensando alla fine della guerra e a tutti quelli che erano morti e che i loro cari non poteva più vedere. Il 15 agosto giorno dell’assunzione della Vergine Maria, cantavamo la Messa e il Te Deum in ringraziamento al Signore

Il manoscritto, che è stato pazientemente trascritto e “tradotto” (essendo in parte in dialetto) dalla nipote Keti Melotto (figlia di Ada Lorenzi), è stato esposto su un tavolino all’ingresso della sala della mostra unitamente al cappello da bersagliere e agli altri ricordi di Lorenzi come la piastrina di riconoscimento di prigioniero, le posate, un crocefisso, la coperta e perfino una scatoletta con la sabbia del deserto di El Alamein.

Alan Raymond Perry, professore di lingua e letteratura italiana all’università di Gettysburg, giunto dall’America per approfondire i suoi studi, ha raccontato le vicissitudini che lo hanno portato ad entrare in contatto con lo storico Flavio G. Conti e ad iniziare una collaborazione il cui primo risultato è stato il convegno tenutosi a Chambersburg nell’ottobre del 2015, in occasione del 70° anniversario del rimpatrio dei prigionieri italiani. È seguita poi la pubblicazione di due libri, uno storico (Italian prisoners of war in Pennsylvania, Allies on the Home Front, 1944-1945) nel 2016 e uno fotografico (World War II, Italian Prisoners of war in Chambersburg) nel 2017.

Perry ha ceduto la parola al suo collega Flavio Giovanni Conti, curatore della mostra, che ha inquadrato il tema della prigiona italiana negli Stati Uniti, soffermandosi sulle principali tematiche della detenzione nel campo di Letterkenny, illustrate nei dodici pannelli della mostra.

Antonio Brescianini, presidente A.M.P.I.L., ha ringraziato il sindaco e tutta l’amministrazione comunale, rammentando come già nel 2015 aveva mandato una targa in ricordo ed in onore del mozzecanese Aldo Lorenzi per la commemorazione che si è svolta Chambersburg, il gruppo alpini di Mozzecane, il numeroso pubblico presente e in particolare i familiari dei prigionieri di Letterkenny, provenienti dal Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Piemonte e Abruzzo. Ha ricordato le storie di alcuni prigionieri, come Antonio Marconi, marinaio del sommergibile Galileo Ferraris, silurato dagli inglesi nel 1941. Alla figlia Giuliana è stato donato un fiore per la mamma Luisa che non ha potuto essere presente per motivi di salute, in ricordo di tutte le vedove dei nostri prigionieri.

Il sindaco Tomas Piccinini ha espresso il suo compiacimento per la buona riuscita dell’iniziativa che oltre ad omaggiare il concittadino Aldo Lorenzi che, durante la sua prigionia, ha contribuito a realizzare un edifico di pregio come la Chiesa di Letterkenny, mantiene viva la memoria storica, per non dimenticare, e dimostra come anche la prigionia possa essere un momento di arricchimento della persona. Ha ringraziato gli assessori Debora Bovo e Rosanna Santoro per la passione, l’impegno e il lavoro svolto nell’organizzazione dell’evento.

È seguito un breve intervento di don Pietro Urbani, parroco di Mozzecane dal 1990 al 1998, che ha riferito l’importante attività di sacrestano che Aldo Lorenzi ha continuato a svolgere a Mozzecane e i valori che ha saputo trasmettere ai cinque figli, Bruno, Ada, Carla, Elisa e Maria Teresa, che sono stati poi omaggiati dall’assessore Bovo con una pergamena e un bouquet di fiori.

Al taglio del nastro è seguito un rinfresco offerto dell’amministrazione comunale, un’ulteriore occasione per i familiari per conoscersi, socializzare e ricordare i propri genitori, ex prigionieri di Letterkenny, come Elio Frigeri, Zefferino Trevisan, Gino Ghirelli, Renato Scattolini, Renzo Foietta, Giovanni Stevanin, Raimondo Luisetto, Luigi Moro, Marino Gardella, Antonio Marconi, Domenico e Luigi Sambrotta, Pietro Bracchi, Luigi Brescianini, Luigi Vantini, Aldo Storari, Enio Perrotto, Lino Daini, Virginio Pizzini e Antonio Sirica.

La giornata si è conclusa con un pranzo con menu tipico veneto in una trattoria delle vicinanze.

 

Aldo Lorenzi

Aldo Lorenzi

Aldo Lorenzi è nato il 22 ottobre 1913 a Mozzecane (VR), faceva parte dell’8° Reggimento Bersaglieri ed è stato catturato nel nord Africa il 20 marzo 1943 quando i carri armati americani circondarono la sua unità. Durante la prigionia nel campo di Letterkenny si è distinto per le sue abilità di muratore nella costruzione della Chiesa della Pace e dell’anfiteatro, di stile greco-romano, con palcoscenico per i concerti e gli spettacoli all’aperto. È sbarcato a Napoli nell’ottobre del 1945, facendo il viaggio di ritorno in compagnia di altri due prigionieri di Letterkenny, Aldo Storari e Renato Scattolini, originari di paesi vicini, con i quali continuò l’amicizia.

Nell’aprile del 1946 si è sposato con Emma Zamboni e ha avuto 5 figli (un maschio Bruno e quattro femmine: Ada, Carla, Elisa e Maria Teresa) e sette nipoti. Ha proseguito la sua attività di muratore e persona di grande fede, una volta pensionato, si è dedicato alla sua parrocchia, servendo come sacrestano e prestando assistenza alle persone ammalate della sua città. È morto novantenne circondato dall’affetto della sua numerosa famiglia.

 

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