La mostra fotografica “Prigionieri di guerra italiani a Camp Letterkenny, Chambersburg, Pennsylvania 1944-1945” è stata esposta dal 22 aprile al 1° maggio 2017, nella sala ovale di Villa Casati, Comune di Muggiò, nell’ambito delle celebrazioni per il 25 aprile.

L’inaugurazione di sabato 22 aprile è stata un successo di partecipazione di pubblico, con la sala gremita e la presenza di familiari provenienti dalle province di Monza-Brianza, Milano, ma anche da Torino (i familiari del prigioniero Dall’Aglio Egidio) e Cuneo (i familiari del prigioniero Marchisio Michele).

Erano presenti Maria Fiorito, sindaco di Muggiò, Antonio Brescianini, sindaco di Vimodrone e figlio di un prigioniero di Letterkenny, Flavio Giovanni Conti, storico e curatore della mostra, Temple Maria Franciosi, presidente dell’associazione Arte’ Muggiò.

 
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La mostra è stata organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Arte’ Muggiò, il cui vice presidente Aldo Ramazzotti è nipote del prigioniero Mosè.

Particolarmente apprezzata è stata la disposizione dei pannelli in semi cerchio, in un’ampia sala ovale piena di luce.

In settimana la mostra è stata visitata anche dalle scuole e da un visitatore inatteso, un reduce dai campi di prigionia degli Stati Uniti, uno dei pochi testimoni viventi di quel periodo, Francesco Longoni, anni 96 di Seregno (Longoni era autiere, partito per la Libia fu catturato a Capo Bon, fu poi internato in Virginia. Ritornato in Italia è diventato imprenditore nel campo tessile).

Aldo Ramazzotti ha voluto approfondire questa vicenda storica, e grazie al materiale messo a disposizione dallo storico Flavio G. Conti, ha scoperto la circostanza singolare che ben cinque cittadini di Muggiò, paese che allora contava meno di 5 mila abitanti, furono internati negli Stati Uniti.

Ha deciso di realizzare un pannello integrativo a ricordo dei cinque prigionieri: Mosè Ramazzotti (classe 1919, caporal maggiore), Guido Riccardi (classe 1918, caporale autiere, detenuto nel camp Anza di Arlington in California, che ha ricevuto un encomio dell’esercito per le sue competenze meccaniche), Giuseppe Merati (classe 1918, rientrato in Italia ha sposato un’americana a Muggiò ed è poi tornato negli Stati Uniti), Amadio Nobili (classe 1915, detenuto nel campo di Metuchen nel New Jersey, lavorò come addetto al trasporto e alla distribuzione del latte) e Alfredo Nobili (classe 1920, detenuto nel campo di Florence in Arizona). Il pannello integrativo comprende foto, schede, la domanda di collaborazione tradotta in italiano e persino una nota sanitaria dove è registrato che Mosè ha avuto una distorsione alla caviglia mentre giocava a pallone.

 

Mosè Ramazzotti

Mosè RamazzottiMosè Ramazzotti, nato a Muggiò il giorno 8 aprile 1919, chiamato alle armi del 1939, è stato catturato nel 1943 a Sened, Tunisia. E’ stato detenuto prima nel campo di Scottsbluff (Nebraska) e poi a Letterkenny (Pennsylvania), dove lavorò come carpentiere e falegname. Come quasi tutti gli altri prigionieri negli Stati Uniti, Mosè era un privilegiato: mangiava bene, lavava la biancheria una volta alla settimana, intratteneva rapporti con altre famiglie di italoamericani, poteva uscire dal campo, previo permesso, ed ebbe modo di visitare anche New York.

Aldo Ramazzotti sottolinea che “ciò che più fa riflettere è l’opportunità che ebbero questi uomini di vedere per primi il nuovo mondo. Negli Usa erano già diffuse auto, televisori e lavatrici. Me lo immagino mio zio Mosè, abituato a viaggiare a dorso di mulo, proiettato all’improvviso in una realtà completamente diversa. Tornò in Italia alla fine del 1945, ma ripartì subito dopo per Parigi. Dopo quello che aveva visto e vissuto negli Stati Uniti, una realtà come quella di Muggiò gli stava stretta”.

Fabio Trevisan (nipote del prigioniero Zefferino) ha eseguito, come negli Stati Uniti, l’originale composizione sacra “Sacrum convivium”, musicata da Mario Garbagnati, un altro illustre prigioniero di guerra, la cui memoria è stata valorizzata dal figlio Ferdinando Garbagnati.

Nel pomeriggio c’è stata infine l’inaugurazione della mostra fotografica (curata dallo storico Flavio Giovanni Conti) presso la sala conferenze del Cimitero Monumentale di Milano.

Accompagnati dall’esecuzione musicale dei bersaglieri e dai saluti di Massimo Borrelli, dirigente dell’Assessorato del Comune di Milano a Commercio e Turismo, i parenti e gli amici dei prigionieri italiani negli USA hanno potuto così gustare, leggere e meditare davanti ai dodici pannelli allestiti all’interno della sala, potendo così scambiarsi vicendevolmente i saluti e dandosi appuntamento ad un’altra grande manifestazione e rievocazione storica come questa, nella speranza di non far trascorrere troppo tempo.

Novembre 2015

                                                                                 

Fabio Trevisan

 

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