Cosa può significare entrare nella chiesa che ha costruito tuo padre quando era prigioniero di guerra negli Stati Uniti, immaginarlo in quello spazio dove tu ora stai ascoltando una Messa, e poi alzarti e andare a leggere una lettura? Quanti tipi di emozioni diverse sopraggiungono, e da quante parti diverse dell’animo e dei ricordi? E cosa significa fare qualche passo negli spazi enormi dei cortili e dei magazzini dove una volta tuo padre dormiva nella sua baracca, lavorava, o mangiava nella grande mensa del campo? Tramandare la storia serve anche a preservarne i luoghi, e tutto concorre alla costruzione di una memoria che diventa emozione individuale e patrimonio culturale collettivo. Il viaggio a Letterkenny che l’AMPIL ha organizzato lo scorso 10 settembre, si è mosso proprio nel solco di questo duplice valore: accompagnare le famiglie dei prigionieri a risentire vicini i loro padri ripercorrendone i passi, i luoghi e i ricordi, e contribuire alla continua produzione di racconto e memoria di un’esperienza singolare all’interno del panorama legato alla Seconda guerra mondiale. Ciò che si respira trascorrendo le ore con la comunità di Chambersburg e la gente di Letterkenny, è il senso sincero e semplice di amicizia e legame instauratosi negli anni. In questa città americana della Pennsylvania quasi tutti hanno almeno un parente italiano, e molti hanno storie legate ai Pow’s. Sono ricordi di vita di ognuno, che si incontrano nella storia più grande dell’umanità travolta dalla guerra. Gli italiani catturati che decisero di collaborare, divennero alleati degli USA nella lotta al nazifascismo e da lì intrecciarono la prima trama di una tela fitta di relazioni. Oggi, dopo 80 anni, il ritorno in quei luoghi comprova ogni volta questo continuo rimando e il sentirsi parte di una famiglia allargata, di un patrimonio condiviso. In questo 2025, la cerimonia di accoglienza e ricordo nella Cappella della Pace costruita dai prigionieri nel 1945 ha visto la presenza della Console Generale italiana a Philadelphia Cristina Mele: «Quello che celebriamo qui è qualcosa che nasce da una cosa orribile come la guerra, ma che ha costruito legami di pace che durano da 80 anni. Voglio sperare che tutti noi conserviamo i fili di questa pace e li intrecciamo con questo popolo portandoli con noi, perché tutti noi, e non solo i diplomatici, siamo costruttori di pace». La presenza del Consigliere di Nunziatura Apostolica di Washington, Don Andrea Piccioni, ha riportato subito alla mente quella mattina del 1945 quando Monsignor Cicognani inaugurò la Cappella della Pace… Proprio lì. È un’emozione essere in quegli stessi posti dove sedevano i prigionieri durante la prima Messa; un’emozione pensare di osservare le due scene dall’alto e vedere sopra l’immagine in bianco e nero dei Pow’s, e sotto quella a colori dei loro figli e nipoti. In mezzo… 80 anni di storia. Ognuno di noi ha trascorsi diversi e si lascia permeare dalle sensazioni in modo differente, ma per tutti un luogo è un ponte con il passato per ricostruire ricordi, e una strada per tramandarli. E così sarà anche stavolta, ora che il viaggio è concluso e la mente guarda avanti. Tra i partecipanti al viaggio, in un gruppo davvero sereno e affiatato, anche tre giovanissimi. Sofia e Lucia, nipoti di Flavio Foietta (figlio del Pow Renzo), scrivono così ai figli dei prigionieri di guerra conosciuti in viaggio: «Questa è stata per noi un’esperienza davvero intensa e toccante. Camminare dove tanti vostri padri hanno vissuto momenti durissimi ci ha fatto sentire una connessione forte con la loro storia. È stato davvero emozionante e, in certi momenti, anche difficile da raccontare a parole. Ci ha colpito molto anche la forza con cui portate avanti questa memoria: ci avete trasmesso valori importanti e ci avete fatto sentire parte di qualcosa di più grande… Non sono mancati anche momenti leggeri, di condivisione, sorrisi, chiacchiere… È stato bello sentirsi parte di un gruppo così unito e speciale, dove ognuno ha dato qualcosa. Vi ringraziamo davvero tanto per questa opportunità. È un viaggio che ci rimarrà nel cuore». Anche Vittorio, pronipote del Pow Egidio dall’Aglio, annota un pensiero: «Sono tornato in Italia arricchito dalla storia dei nostri parenti prigionieri, dalla conoscenza di una nuova cultura, dallo studio di un pezzo di storia tramandato di generazione in generazione, e mi sento arricchito da tutti coloro che hanno fatto parte del viaggio. Questa è stata anche un’occasione per visitare per la prima volta l’America vedendone le due facce… I campi infiniti e le città di palazzi alti fino al cielo. È necessario ringraziare i prigionieri per i loro sacrifici, che ci hanno permesso di visitare l’America come persone libere e in salute, non condizionate nelle nostre volontà». Ecco i giovani allora, eccoli ad ascoltare e osservare un pezzo di storia che, se raccontata a scuola, probabilmente susciterà stupore e, in qualche caso, incredulità. Era stato così per la nipotina di Anna Luisetto, il cui padre fu prigioniero a Letterkenny. La bimba lo raccontò a scuola e la maestra mise in dubbio la vicenda al punto da voler parlare con la stessa Anna. Ecco, raccontare, scoprire, conoscere, fare memoria, serve a poter costruire un racconto della storia che non tolga pezzi importanti, che non neghi i vissuti e i trascorsi, che non metta in dubbio i ricordi, che non si presti a revisioni. È esattamente questo uno dei compiti dell’AMPIL, a cui tende provando a tenere insieme nella condivisione e nella leggerezza le famiglie di quei soldati che, ricordiamolo, se vissero una prigionia dorata negli USA, è altrettanto vero che introiettarono la miseria e il dolore del conflitto mondiale nei mesi prima, sperimentandone morte, privazioni, miseria, fame, disumanità. Per questo, in un momento dove le braci del disumano tornano a riaccendersi, è necessario spegnerle col fiato di chi può testimoniare, e la voglia degli altri di ascoltare. La leggerezza, dicevamo, è parte dei momenti di aggregazione dell’associazione, e lo era anche nel campo di Letterkenny ogni volta che i prigionieri suonavano e cantavano insieme alla Banda (così come i loro figli fanno oggi sul pullman che li accompagna o nei luoghi che li ospitano); ogni volta che giocavano a calcio, che allestivano una recita teatrale, che uscivano per una festa con la comunità americana del posto o che organizzavano un ballo al campo. Così il viaggio negli Stati Uniti del 2025 si è chiuso con la bellezza dello stare insieme e scoprire, dello stupirsi e del conoscersi visitando alcune famose città nel nordest degli USA. Chicago, Milwaukee, Springfield, Pittsburgh, le architetture, le mostre, i paesaggi, la storia, i monumenti, le chiese, i giardini, il cibo, i panorami… La vita. Muovere i passi partendo dal passato è un modo bello per camminare saldi nel presente e scoprirsi attrezzati per leggere il futuro. Anche questo viaggio ne ha dato testimonianza, nel ricordo delle relazioni di un tempo, nel coltivare quelle di adesso, nel costruirne di nuove per il domani.
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